Il castello aragonese di Ischia: storia e orari di visita

Il castello aragonese di Ischia: storia e orari di visita

Il Castello aragonese di Ischia sorge su un isolotto di roccia vulcanica collegato al resto dell’isola tramite un ponte di 220 metri. Il Castello è uno dei luoghi più visitati dell’isola e uno dei più attivi e vivaci, dal momento che ospita una serie di eventi cultuali, tra cui mostre ed esposizioni di arte antica e contemporanea.

Come arrivare al castello aragonese

Il Castello Aragonese si trova nella zona di Ischia Ponte, ed è facilmente raggiungibile dal Porto di Ischia o a piedi con una piacevole camminata lunga una mezz’oretta, oppure in 15 minuti con un bus di linea o ancora in 5-10 chiamando un taxi.
Come è facile pensare, originariamente al Castello si poteva giungere solo via mare, usufruendo di una scaletta di cui si possono vedere ancora i resti. Oggi si accede al Castello tramite un traforo della lunghezza di 400 metri, da cui partono una serie di sentieri fino ad arrivare al punto più alto dell’isolotto. Il percorso completo per giungere il Castello è di circa 2 chilometri, che si possono percorrere a piedi o anche servendosi di un ascensore, ed ha una durata di circa un’ora e mezza.

Castello Aragonese di Ischia: orari e prezzi

Il castello è visitabile sempre, ogni giorno dell’anno a partire dalle ore 9 della mattina fino all’orario di tramonto. L’ingresso al castello è a pagamento: per gli adulti il biglietto è di 10 euro, per i gruppi a partire da 20 persone il costo d’ingresso è di 9 euro, mentre la riduzione a 6 euro spetta ai ragazzi dai 10 ai 14 anni (i bambini entrano gratuitamente).

La storia del Castello Aragonese di Ischia

Le origini del Castello affondano le loro radici in un tempo ben lontano, che risale a Gerone I, tiranno di Siracusa, il quale intervenne nel conflitto tra Tirreni e Cumani, in aiuto di questi ultimi e ricevette in dono, a seguito della vittoria riportata dai Cumani, l’isola intera, stabilendo un primo insediamento nella zona dove ora sorge il Castello.

Fu poi la volta dei Romani che nel 315 a.C. conquistarono l’isola, fondandovi la colonia di Aenaria; il Castello fu trasformato in un fortino difensivo data la sua posizione che permetteva di controllare l’arrivo di eventuali navi nemiche. Un’eruzione vulcanica nel 150 d.C. fa scomparire la città di Aenaria, causando un abbassamento del livello del suolo e la separazione tra l’isolotto su cui sorge il Castello e il resto dell’isola di Ischia.

Le invasioni barbariche, la dominazione normanna e a seguire quella sveva, conducono la storia di Ischia al periodo delle lotte tra Angioini e Aragonesi, che coinvolgono anche le vicende del Castello. Gli Angioini hanno il merito di aver costruito la prima struttura del Maschio sulla parte più alta dell’isolotto.

Nel 1423 Alfonso I d’Aragona riconquisterà il potere e nel 1441 modificherà la struttura del Castello portandola a quella attuale e ispirandosi dichiaratamente alla costruzione del Maschio Angioino di Napoli. In questo periodo il Castello non sarà più chiamato a svolgere una funzione solo difensiva, ma aprirà le sue porte per accogliere la corte e diventare una vera e propria residenza reale. Sarà proprio al Castello Aragonese che nel 1509 Vittoria Colonna sposa Ferrante d’Avalos, marchese di Pescara.

Durante la dominazione spagnola ed austriaca si assiste ad un lento e progressivo spopolamento del Castello e allo spostamento della popolazione nel resto dell’isola di Ischia, fino ad arrivare al 18° secolo, quando ormai il Castello è adibito solo a carcere politico. Con la successiva unità d’Italia, il territorio in cui sorge il Castello entrerà a far parte del suolo pubblico del nuovo Regno d’Italia.

La vera fortuna contemporanea del Castello ha inizio quando nel 1912 un avvocato ischitano, Nicola Ernesto Mattera, acquista all’asta il Castello e ne fa la propria dimora, avviando una lenta e graduale opera di restauro. Nel 1967 il Castello fu dichiarato dallo Stato italiano suolo non edificabile perché monumento nazionale. Il Castello è tutt’oggi un monumento nazionale autofinanziantesi tramite il costo del biglietto d’ingresso e senza ricorrere a finanziamenti pubblici.